Le due parole che rendono interessanti le conversazioni

Un interessante consiglio che può aiutare a migliorare le relazioni.

Ti sarà capitato di trovarti ad una festa dove non conosi quasi nessuno, te ne stai vicino al tavolo del buffet e sei indeciso sul da farsi. Poiché non conosci quasi nessuno, sei tentato di sederti sul divano con il tuo drink, controllando sul telefono email e social, stuzzicando di tanto in tanto dal piatto, isolandoti di fatto dalla festa.

Sicuramente è una posizione di sicurezza, ma anche di noia. Se sei andato ad una festa, magari può essere il momento adatto per avere una conversazione interessante con persone nuove, che non conosci. Lo so, instaurare una conversazione con qualcuno che non si conosce, mette a disagio tutti, me compreso.

Dopo aver esaurito le domande generiche: Come ti chiami? Cosa fai? Di dove sei? La conversazione di solito si interrompe.

È come un goffo balletto, ed entrambe le persone lottano per trovare un ritmo: mentre parli, ti chiedi se l’altra persona ha i tuoi interessi, apprezza le tue opinioni. A volte sei fortunato e per caso salta fuori una passione comune, ma più spesso scopri di avere poco in comune e ti blocchi.

A quel punto in molti si fermano e vanno a prendere un altro drink.

A tutti però è anche capitato di avere qualche volta una conversazione interessante con qualcuno appena incontrato, uno scambio in cui le chiacchiere scorrono senza sforzo, dove entrambe le persone sono pienamente presenti e felici di esserci. Ci sono domande ponderate, risate vere e forse anche accenni di sano disaccordo. Ti perdi nel momento e quando è finalmente ora di partire, ti senti eccitato, più vivo.

Tutti vorrebbero una conversazione così.

Ecco un consiglio che può essere di aiuto.

Hai presente le interviste? Di solito quelle riuscite meglio contengono due parole magiche. “Sono curioso…”

Dimostrare e costruire sincero interessamento nella storia personale dell’interlocutore è la chiave per sbloccare qualunque conversazione.

Ma attenzione, deve essere sincero interesse, sincera curiosità, dietro a domande possibilmente profonde.

“Sono curioso… Di cosa ti occupi?” Potrebbe non funzionare.

Mentre

“Sono curioso… Cosa ti ha portato a lavorare in questo settore?”

Oppure

“Sono curioso… Come hai ottenuto questo risultato?!

Quello che fa “Sono curioso” è preparare l’altra persona ad aprirsi. Non stai interrogando, poiché non esiste una risposta giusta o sbagliata. Non c’è giudizio, nessun secondo fine.

Vuoi semplicemente imparare, scoprire.

Mentre lo fai non pensare: “Cosa pensa di me?”

Chiediti invece: “Chi è questa persona di fronte a me?”

Deve essere una sorta di curiosità infantile. Come un bambino non dovresti sentirti a disagio, un bambino quando chiede è spontaneo, limpido e compie uno degli atti più magnifici che rendono l’essere umano una creatura straordinaria, un esploratore.

Ecco questo devi fare, esplora il prossimo.

Sto iniziando ad utilizzare sempre di più il “sono curioso”.

Si sta rivelando un successo.  Iniziando le domande con “Sono curioso” ti ritroverai immerso in conversazioni e storie interessanti, divertenti e stimolanti.

La curiosità deve essere pura.

Il “sono curioso” funziona se credi che ogni persona abbia una grande storia da raccontare, allora sì, vedrai che funziona veramente alla grande.

 

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