Le quattro domande da non fare mai al tuo Team

Ricoprire il ruolo di CEO in una azienda, avere dei collaboratori con cui confrontarsi per portare avanti progetti condivisi o più in generale, relazionarsi con altre persone, richiede certamente il possesso di doti comunicative adatte a questo ruolo chiave.

Spesso è sufficiente leggere il linguaggio del corpo della persona con cui ci stiamo relazionando per intuire che c’è qualcosa che non va.

Ancora peggio se noti che alle riunioni i collaboratori si presentano sempre preoccupati, inattivi e disinteressati.

Tutto passa attraverso la comunicazione, quali domande fai e come le poni al tuo interlocutore.

Ricorda che le persone si stancano di rispondere sempre alle stesse domande.

Se fai sempre la stessa domanda poco alla volta ti accorgerai di ottenere sempre la stessa risposta sprecando così non solo il tuo prezioso tempo ma anche quello degli altri che cominceranno a guardare freneticamente l’orologio, fissare in lontananza e dare risposte brevi, anonime e impersonali.

Per questo motivo è meglio evitare le domande di routine, perché spesso le persone forniscono una risposta standard in quanto in realtà pensano che la risposta non interessi veramente.

Di seguito sono elencate le quattro domande che usiamo più comunemente e come si possono migliorare per far sì che la comunicazione ne benefici.

 

1: “Come va?”

Questa è la classica domanda “apripista” con cui diamo il via ad un incontro, il modo più utilizzato per rompere il ghiaccio ed iniziare un discorso. E’ altrettanto insolito però che tu riceva una risposta diversa da “Bene” o “Tutto ok”. Sicuramente qualcuno potrebbe davvero stare bene (il che è fantastico!) ma purtroppo la conversazione non va oltre, non decolla, e comunque non porta ad alcun risultato utile.

Quindi qualunque cosa di personale eri interessato a sapere, muore, con la domanda: “Come va?”

Questo perché, nella nostra società, la domanda “Come va?” è diventata di fatto il nostro saluto automatico e reciproco, quindi anche la risposta è diventata altrettanto automatica e reciproca.

Cosa dovresti chiedere?

Se stai cercando un modo informale e aperto per dare il via a un incontro, ed essere più personale, meglio chiedere:

“Come ti va la vita?”

Le due domande potrebbero sembrare simili, invece c’è una grande differenza. “Come ti va la vita?” dà il permesso a qualcuno di parlare più personalmente della vita – di quello che ha fatto quel fine settimana, di come sta la famiglia e anche di come sta gestendo il carico di lavoro.

“Come va la vita?” invita l’altra persona a elaborare una vera risposta e non a fornire un’inutile risposta automatica.

 

2: “Quali sono le ultime novità su __?”

Altre volte cadiamo nella tentazione di chiedere quello che sta succedendo. Tuttavia, questo rende la domanda impersonale come se fosse una sessione di reporting.

Sicuramente non scoprirai cosa sta realmente accadendo nel tuo team e cosa pensa e sente un collaboratore. In questo caso otterrai un elenco di problemi e imprevisti, che causerà solo un’ inespressa frustrazione personale.

Questa domanda “Quali sono le ultime novità su X?” può essere ottima se la usi per continuare a porre domande più profonde come ad esempio:

“Cosa c’è di più frustrante nel modo in cui X è andato finora?”

“Dove ritieni di aver bisogno di più supporto per lavorare su X?”

Chiedendo solo: “Quali sono le ultime novità su X?” rimane tutto piatto e impersonale.

Cosa dovresti chiedere?

Chiedi qualcosa di specifico sul progetto, invece di chiedere un aggiornamento generale del progetto.

Forse la mia domanda migliore da porre invece di “Quali sono le ultime novità su X?” è:

” Puoi dirmi cosa è stato più sorprendente del lavorare su X finora? 

Se un dipendente ha trovato qualcosa di sorprendente, è probabile che lo sia anche per te, questo può fornirti un quadro accurato dei potenziali problemi o valori che emergono all’interno del tuo team.

 

3: “Come posso aiutarti?”

L’intenzione alla base di questa domanda è corretta, vuoi aiutare, vuoi capire cosa puoi fare. Tuttavia, questa domanda è il modo peggiore per esprimerlo. Perché? È pigro! Fa sì che la persona che riceve la domanda faccia tutto il duro lavoro di dover trovare la risposta.

È anche una domanda molto difficile a cui rispondere e solitamente le risposte tendono ad essere: “Niente a cui riesco a pensare in questo momento”. Raramente otterrai un compito preciso da svolgere.

Cosa dovresti chiedere?

Suggerisci sempre qualcosa che pensi di poter fare per aiutare.

Quindi chiedi:

“Cosa ne pensi se _?”

Ad esempio: ” Stavo pensando di fare un incontro di aggiornamento con te solo due volte alla settimana? Cosa ne pensi? “Essendo mirato a ciò che suggerisci – e suggerendolo tu stesso – rendi più facile per quella persona condividere o meno il tuo pensiero. Aiutate i vostri collaboratori suggerendo quello che si pensa che si può fare per aiutare è un buon primo passo.

 

# 4: “Come possiamo migliorare?”

Questa è la domanda più vaga che puoi porre. Il problema con le domande vaghe è che invitano a risposte vaghe. Così spingi la persona a offrire ampie supposizioni e astratte ipotesi, invece di dettagli esatti ed esempi pratici.

Chiedi a un collaboratore “Come possiamo migliorare?” e sicuramente penserà: “Uhmm, da una prospettiva di sviluppo aziendale? Prospettiva di marketing? Prospettiva di leadership? ”

Qualche collaboratore sarà in grado di creare una risposta precisa e ricca di contenuti ma è raro. Più probabile che tu riceva una NON risposta del tipo: “Penso che le cose siano abbastanza buone in questo momento”.

Cosa dovresti chiedere?

Concentra i tuoi sforzi sul porre domande specifiche, invece di usare domande di carattere generali.

Ad esempio:

“Quale pensi sia l’area più trascurata del nostro business? 

Dove pensi che siamo indietro, e dove eccellono le altre società? ” 

Nota quanto sono specifiche queste domande. Più la domanda è specifica, più è efficace e più la risposta potrebbe veramente esserti utile.

In conclusione: esprimi sempre domande ponderate e propositive così avrai una maggiore probabilità che le risposte siano premurose, sincere e utili per la crescita tua e dei tuoi collaboratori.

 

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